CAMBIA LA «MAPPA» POLITICA DELL’ITALIA

Inviato da Aurora -Franceschelli
martedì 09 giugno 2009
Dall’ultima tornata elettorale un dato emerge su tutti: il voto del 6 e 7 giugno consegna l’Italia, anche nelle sue
declinazioni locali, nelle mani della coalizione ora al Governo, scardinando quelle posizioni di rendita sulla quali la
sinistra ha sempre fondato il suo radicamento locale. Muta profondamente, dunque, la mappa della geografia politica
della Penisola, e i risultati emersi dalle urne lo confermano. Basti osservare come, su 62 provincie che andavano al voto
(3 erano di nuova formazione), di cui 50 erano ad appannaggio del centrosinistra e solo 9 del centrodestra, ben 26
abbiano scelto di essere governate dal Pdl; sul terreno delle amministrazioni provinciali, dunque, ben 15 su 26 sono state
strappate al Partito democratico. Che dire, poi, dei risultati emersi dalle urne marchigiane e umbre, tradizionalmente
terreno di cultura della sinistra? Per non parlare della Campania, che ha reagito con il voto alla mala amministrazione
delle giunte rosse, e della Lombardia, dove il Pd è stato letteralmente spazzato via, anche da roccaforti quali Cremona e
Pavia. E ancora, pur conservando i suoi insediamenti storici della Toscana e dell’Emilia Romagna, anche in questi territori
sono suonati forti campanelli d’allarme: da una parte, nella regione emiliana, addirittura città tradizionalmente rosse come
Bologna, Rimini e Ferrara andranno al ballottaggio, con la provincia di Piacenza che cambia colore politico passando al
centrodestra e con la città di Modena che per una manciata di voti ha sfiorato il ballottaggio; dall’altra, nella terra Toscana,
pure Firenze, assieme alla città e provincia di Prato, e alle province di Grosseto e a Arezzo, vanno al ballottaggio.

Alla luce di questi dati eclatanti come fa Franceschini a essere soddisfatto dei risultati elettorali, definendo la coalizione
che attualmente governa il paese una minoranza? Forse, evidentemente, la Caporetto subita dal suo partito gli ha dato
alla testa. Forse il risultato delle elezioni europee, che, malgrado una lieve flessione dei consensi rispetto alle politiche ha
comunque fatto registrare una buona tenuta della base elettorale del Pdl, ha fatto prendere un grosso abbaglio al leader
del Pd. Il suo partito, come ha fatto notare anche l’Istituto Carlo Cattaneo, ha preso 2,1 milioni di voti in meno rispetto
alle elezioni europee del 2004, e addirittura 4,1 milioni rispetto alle politiche del 2008. In sostanza, pur di fronte ad
elezioni tradizionalmente con poco appeal come quelle europee e alla peggior crisi del dopoguerra, la coalizione di
governo ha rinsaldato la sua distanza nei confronti dell’opposizione, portandosi dai 4 agli 8 punti percentuali di differenza
e accrescendo la sua rappresentanza in europa con 5 deputati in più rispetto alla precedente tornata elettorale.

Se poi, a questi dati, si aggiungono i risultati delle amministrative, che sicuramente hanno un significato più politico
rispetto alle elezioni europee, si comprende come il progetto di cambiare l’Italia che fa capo al Governo sia condiviso
dalla stragrande maggioranza degli italiani, i quali, da parte loro, con il voto amministrativo, hanno espresso a gran voce
la volontà di proiettare le linee di indirizzo politico e le capacità di buona amministrazione dal livello nazionale anche a
quello locale, ormai esausti dell’inefficienza che ha contraddistinto per anni le giunte rosse che li governavano.

Di fronte ad una crisi economica come quella che sta attraversando il Mondo è significativo come l’Europa abbia bocciato
il progetto politico socialista, che ormai non rappresenta più, evidentemente, una ricetta credibile: ed infatti, laddove i
socialisti sono al governo, leggasi ad esempio la situazione spagnola ed inglese, hanno fatto registrare una pesante
debacle, laddove sono all’opposizione, ad esempio in Francia, sono arretrati paurosamente, colpevoli degli eccessivi
sfilacciamenti e di una campagna elettorale fondata esclusivamente sull’antisarkozismo e non su programmi veri e
propri, un elemento, quest’ultimo, che ha caratterizzato, in modo molto più violento, anche la campagna elettorale
italiana.

L’Europa, dunque, ha scelto di virare a destra, abbracciando scelte di politica economica che non combattono il libero
mercato, additandolo come fattore determinante della crisi, ma che al contrario, depurato degli effetti negativi che su di
esso ha avuto la finanziarizzazione dell’economia, lo ritengono fattore di sviluppo.

Ed è proprio su questo terreno, quello della riorganizzazione dello Stato in funzione dello sviluppo economico del
Sistema Paese, che Berlusconi è stato premiato dai cittadini italiani, seppure in un momento di congiuntura
internazionale negativa. La capacità del Governo di dare risposte immediate alla situazione di emergenza sociale
determinatasi dopo lo scoppio del big bang finanziario globale, la lungimiranza nell’affrontare nuove sfide, come quella
del nucleare, la capacità di avviare in breve tempo cambiamenti importanti nel sistema di organizzazione della Pubblica
Amministrazione, introducendo il criterio di valutazione del merito, l’efficienza dimostrata di fronte al nodo della
spazzatura di Napoli e al terremoto d’Abruzzo, ecc., sono i fatti che, assieme alle politiche fallimentari espresse a livello
locale dalla sinistra, hanno rappresentato il criterio di giudizio sul quale gli elettori hanno espresso le loro preferenze.

Ebbene, di fronte a questi fatti anche l’Ocse, spesso critica con noi, ha espresso un giudizio lusinghiero sulla capacità di
ripresa del tessuto produttivo del Belpaese, e questo significa che le politiche del governo hanno portato i loro frutti:
Ragionpolitica
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l’organizzazione europea ha infatti segnalato «una possibile svolta» del ciclo economico; il periodo recessivo, secondo
l’Ocse, potrebbe essere per noi terminato, anche perché sembra che l’Italia abbia già toccato il punto più basso della
decrescita. In sostanza il nostro Paese, secondo questo studio, è quello che, dall’esame del leading indicator, che in
pratica è uno strumento che indica la possibilità di inversioni del ciclo economico, sembra posizionarsi meglio, facendo
registrare la crescita più consistente (2,1%) rispetto alla media, che si attesta attorno a uno 0,5%. L’Italia, dunque, sotto
la spinta di un tessuto produttivo vivace e di un Governo estremamente operativo, si appresta a ritornare protagonista.

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Libertà Azzurra (LA) è un blog per discutere problematiche quotidiane e poterle rappresentare al mondo politico. E' la prima iniziativa di una lunga serie che porterà alla costituzione di un libero comitato di protesta permanente.

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