Il capitale umano come fonte di sviluppo
- lunedì, settembre 14, 2009, 8:56
- Politica
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Inviato da Aurora -Franceschelli
martedì 08 settembre 2009
La crisi economica scoppiata nel 2008 ha messo in evidenza come alla base delle derive speculative che hanno messo
al tappeto la società globale vi sia, come ha fatto notare Benedetto XVI nella sua Enciclica Caritas in Veritate, un’ideologia
che ha posto i desideri individuali al centro delle decisioni economiche: questa dinamica perversa ha portato
all’affermazione di un individualismo privo del senso di responsabilità necessario a creare una società rispettosa della dignità
umana, dove ha prevalso un’economia in cui il successo personale ha preso il sopravvento sulla necessità di dare delle
risposte collettive ai bisogni della società. Per rispondere a questo stato di cose il Papa ha sollecitato l’affermarsi di un
capitalismo che dovrà avere come punti di riferimento l’uomo-persona (inteso nella sua dimensione sociale e non più solo
individuale) e l’etica dei comportamenti.
Se l’uomo, nella sua dimensione sociale, deve essere al centro delle dinamiche di sviluppo, il primo passo a cui oggi è
chiamata la politica è quello di valorizzare il capitale umano, in tutte le sue forme. Questo tema, che è al centro del
dibattito in questi giorni a Gubbio, in occasione dell’ottava edizione della scuola di formazione del Pdl, è uno dei punti
cardine sui quali, come ha riferito il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, il Governo concentrerà la sua attenzione
anche nell’immediato futuro. La ricchezza di una Nazione dipende dalla capacità di ciascuno, lavorando per sé, di
lavorare alimentando anche la crescita del prodotto comune, concorrendo così alla formazione sia dal capitale proprio
che collettivo; questi ultimi non dovrebbero essere in contrapposizione, dal momento che ogni individuo contribuisce a
creare una parte del capitale, non il tutto. Il ponte di congiunzione tra «proprio» e «comune» è dato dalla partecipazione
dell’individuo stesso ad un progetto d’insieme, dalla sua centralità.
Nel centrodestra, ha sottolineato Sacconi, «è maturata la consapevolezza che occorrono risposte collettive ai bisogni»: in
sostanza il Sistema Italia deve essere alimentato non solo dalla politica o da singole lobbies, ma anche dalla
responsabilità collettiva di un popolo attivo e partecipe. Ecco perché il principio di sussidiarietà sarà uno dei punti cardine sul
quale si fonderà il nuovo modello di Welfare: esso, che prevede la mobilitazione, dal basso, dei vari soggetti che
costituiscono la società civile (famiglie, terzo settore, parti sociali, ecc.), dovrà costituire una leva importante di sviluppo.
In un quadro di maggiore coesione sociale, tutelata dalle politiche messe in campo dal governo sino ad ora e da quelle
che avvierà nel prossimo futuro, valorizzare il capitale umano significa coltivare e formare quelle risorse umane sulle quali
si dovrà reggere l’Italia del futuro. Ed è proprio su questo terreno che il Governo sta elaborando delle strategie volte a
incentivare la formazione professionale, a diffondere, attraverso una correzione dei percorsi educativi, la cultura del
lavoro come parte fondamentale del processo formativo. E in questo senso l’Esecutivo si sta muovendo con tempestività:
sotto la spinta del ministro del Welfare e quello dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, è stata approntata, infatti, una cabina
di regia per integrare apprendistato scolastico e lavoro, con un occhio di riguardo al fabbisogno di specifiche
professionalità. Di più: verranno rafforzati i canali di comunicazione tra imprese e istituzioni educative attraverso gli uffici di
placement.
Un altro tema caldo, che è intimamente legato alla necessità di tutelare il capitale umano e di stimolarne la sua
formazione, è quello delle politiche a favore delle donne che lavorano, orientate a loro volta a incentivare la natalità. Il
Governo, come ha spiegato il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, da una parte sta adoperandosi per
rimodulare gli orari di lavoro sulla base delle esigenze famigliari delle donne e dall’altro sta studiando un piano per
potenziare i servizi di assistenza per l’infanzia. A tal proposito il nostro governo sta pensando di prendere a prestito il
modello trentino, dove vi sono donne, le cosiddette tagesmutter (mamme di giorno), che accolgono nei loro appartamenti
bambini di altre famiglie prendendosi cura di loro: si tratta di una sorta di assistenza famigliare fornita dalla società stessa
e che l’Esecutivo regolamenterà attraverso nuove leggi. Inoltre il Governo sta pensando alla possibilità di assegnare dei
voucher alle famiglie meno abbienti, grazie ai quali queste potranno acquistare servizi per l’infanzia.
La strada per la valorizzazione del capitale umano passa, come ha sottolineato Sacconi, anche attraverso un giusto
riconoscimento dei meriti. La scissione storica tra lavoro e retribuzione, che ha trasformato quest’ultima in una variabile
indipendente dal lavoro effettivamente prestato, ha avuto come risultato quello di porre un freno allo sviluppo delle
inclinazioni personali. Il sistema contrattuale italiano, troppo centralista (in Italia si possono contare quasi 500 contratti
nazionali), ha rappresentato uno dei fattori che hanno contribuito ad ingessare il nostro sistema produttivo e ad
accrescere la sacca dei privilegiati. Il Governo, raggiungendo ad aprile l’accordo con i sindacati (esclusa la Cgil), ha dato
il via ad un approccio differente sul tema retribuzione, volto a ridimensionare il peso della contrattazione collettiva e ad
incentivare, attraverso una detassazione del 10%, il peso della contrattazione decentrata, uno strumento indubbiamente
più sensibile alla crescita della produttività e agli aumenti del costo della vita.
Ragionpolitica
http://www.ragionpolitica.it/cms Realizzata con Joomla! Generata: 14 September, 2009, 08:52
Anche nel campo del lavoro, così come nel campo della formazione, il principio del merito diventerà il perno sul quale si farà
ruotare l’Italia del futuro. Oggi, se il nostro Paese vuole essere competitivo nel mondo globale, non può distribuire il
reddito senza tener conto della qualificazione del lavoro e dalla sua capacità produttiva. Il Governo Berlusconi sta portando
avanti, con coraggio, una sorta di «rivoluzione culturale» del concetto di lavoro. Mentre per la concezione classista in
passato a dominare era il principio ideologico di un egualitarismo dei punti di arrivo, ora nel mondo del lavoro dovrà
assolutamente essere posta la centralità della persona e il concetto di un «equa retribuzione», che sia più legata, però, alle
capacità, all’impegno e alla qualificazione professionale. Questo nuovo approccio è il fondamento sul quale poggerà, d’ora
innanzi, anche l’organizzazione della macchina pubblica, e questo grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione
introdotta dal ministro Brunetta. Ottimizzare la produttività della P.A. significa incidere anche trasversalmente sulla
competitività del Sistema Paese. Grazie a Brunetta i principi del merito, della premialità, della responsabilizzazione e della
trasparenza costituiranno i vettori attraverso i quali si svilupperà il nostro apparato pubblico.
Ragionpolitica
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