Intervista (impossibile) a Berlusconi piena di cose toste e indicibili

17 Novembre 2009

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Dopo quasi un mese di ostinato silenzio (se si eccettuano le anticipazioni del libro di Vespa) tutti si interrogano sui motivi dell’umor nero di Silvio Berlusconi. Il Cav. schiva i giornalisti, rifiuta interviste, non si concede ai microfoni e ai capannelli dei cronisti. Tace e fa crescere cumuli oscuri sull’orizzonte politico nazionale.

Scomparendo dalla ribalta alimenta i retroscena, dove si infittiscono le ipotesi, vengono messe tra virgolette le parole di chi “lo frequenta”, di chi “ha avuto modo di parlargli al telefono” dei suoi “fidati consiglieri”; finiscono tra virgolette persino i suoi più remoti pensieri. Si chiamano retroscena ma è pura fiction. Ormai anche i berlusconologi dei grandi giornali sono frustrati, dovendo scrivere comunque un pezzo al giorno non sanno più cosa inventarsi.

Allora, invenzione per invenzione, visto che Berlusconi tace, lo facciamo parlare noi, con una classica “intervista impossibile”, ma molto facile da rendere verosimile.

Presidente come mai questo lungo silenzio: ha troppo da dire o non sa cosa dire?

E’ buona la prima. Anche solo a fare l’elenco delle cose che non vanno perderei mezza giornata.

Proviamo una sintesi…

Da dove vuole che cominci? Pensavo di essere stato chiamato a governare questo paese con una maggioranza forte e incontrovertibile e dopo poco più di un anno mi ritrovo nel solito pantano. Le procure di mezza Italia mi assediano, mi vogliono morto o in esilio, sono la loro bestia nera, il loro “cinghialone”… Da anni tento di ottenere una tregua istituzionale, prima con il lodo Maccanico, poi con quello Schifani e in fine con quello Alfano ma è andato tutto a farsi benedire. E non solo per colpa dei giudici della Corte…

Nel senso che il Lodo poteva essere difeso meglio?

Anche in quel senso…

Lei però se l’è presa con Napolitano come se fosse stato lui a tradire un patto e non invece a subire uno smacco personale da parte della Corte.

Sono sottigliezze: la lealtà tra istituzioni va costruita non solo declamata. E poi in quel momento, con quella sentenza pazzesca, uno può anche perdere il controllo.

Non c’è però solo la giustizia, l’impressione è che l’azione delle procure la trovi meno munito e reattivo del solito…

Ci sono troppi fronti aperti contemporaneamente: l’azione di governo è frenata dalla crisi e dai conti pubblici allo stremo, così i ministri litigano tra loro e danno la sensazione di un esecutivo allo sbando; gli alleati pensano tutti più al futuro che al presente; l’opposizione si azzuffa se fare o no una manifestazione contro di me. In più ci metta che le mie aziende sono a rischio per una sentenza che arriva dopo quasi vent’anni – altro che “processo breve” – e che la mia vita privata, esposta per mesi alla gogna pubblica ora arriva in tribunale dove sarò costretto ad una resa dei conti familiare sotto gli occhi di tutti… ovunque appendo un chiodo crolla il muro.

Aspetti, presidente, andiamo con ordine o così sembra solo uno sfogo. Prendiamo un problema per volta. Cominciamo dalla crisi e dai conti: con Tremonti è finita con un compromesso non troppo convincente, forse è per questo che si continua a litigare…

Tremonti è uno dei migliori ministri economici europei: glielo ha riconosciuto proprio oggi anche il Financial Times e a suo modo è leale nei miei confronti. Mi ha fatto piacere la cosa che ha detto dopo la bocciatura del Lodo, “è un grandissimo onore fare parte del governo Berlusconi”, gli deve essere costato ma l’ha detto. Tremonti fa un mestiere ingrato, deve dire di no a tutte le spese senza copertura. Il problema è che qualche volta lui sembra prenderci gusto. Boccia le proposte dei ministri in nome dei conti pubblici ma dà l’impressione di pensare: “la tua riforma fa schifo, meno male che non ci sono i soldi per farla”. Gli altri se ne accorgono e perdono le staffe. Poi certo c’è anche il problema di una doppia lealtà: verso di me e verso la Lega. Ma finché resta doppia lealtà può pure andare bene….

Passiamo a Fini, il co-fondatore: sembra che il vostro rapporto sia arrivato a mostrare la corda.

Tra me e Fini non c’è nulla di nuovo e forse potrei dire che non c’è nulla. Il quadretto che i giornali hanno composto per tanti anni, quello di “Fini l’alleato fedele”, non è mai stato vero. Fini è un politico puro, si è sempre mosso per necessità, quasi mai per convinzione. Lealtà, fedeltà, amicizia non sono le sue bussole. Lui ragiona in termini di convenienza. Non gliene faccio una colpa: i politici sono fatti così. Solo che lui spesso sbaglia valutazione, fa conti che non tornano e alla fine è costretto a tornare da me. Penso alla follia dell’Elefantino, poi la storia del Predellino e delle comiche finali… Lui ha fatto il co-fondatore del Pdl non perché ci credesse ma perché non aveva scelta.

Ora però sembra aver scelto di non fargliene passare una: dov’è che Fini oggi vede la sua convenienza?

Ancora non la vede, per questo è così frenetico. Capisce che il quadro è tutto in movimento, che ognuno sta prendendo posizione in attesa che io esca di scena, ma ancora non ha stabilito quale deve essere il suo posto. Per questo preferisce le punzecchiature all’affondo finale. Forse ho sbagliato a dargli la Presidenza della Camera, lì si fa troppa politica, troppo teatrino. Avrei fatto meglio a metterlo a costruire il partito. Certo, poi altro che “caserma”…

Ma questa storia del complotto che il Giornale spara da giorni in prima pagina?

Fini non è capace di complotti…

Nel senso che gli ripugnano?

No, nel senso che non li sa fare.

Sulla giustizia però è stato leale: ha dato il via libera al ddl su processo breve…

Si però poi, come sempre, quando ha visto la malaparata ha mandato avanti i suoi a prendere le distanze. Ha sentito Bocchino? Dice: “basta con le ghedinate”, che non sarebbe neppure sbagliato, ma stavolta Ghedini non c’entra: quel testo lo abbiamo condiviso passo passo proprio con Fini. Lui ha dettato tutte le condizioni, chiudendo la strada ad altre soluzioni come la prescrizione breve, che come dice Giuliano Ferrara è un fondamento del diritto. Certo io il sospetto che Fini abbia dato il suo via libera – ancora una volta per necessità – con la segreta speranza di vedere il ddl schiantarsi contro il no del Quirinale l’ho sempre avuto, ma non pensavo che lo avrebbe bombardato prima ancora di arrivare al Colle…

La politica è un disastro, ma anche azienda e famiglia non le riservano bei momenti. Pensa mai a mollare tutto?

Ci penso eccome, ma poi la rabbia ha il sopravvento e non riesco darla vinta ai miei avversati, non a tavolino almeno. Sono un combattente e voglio restare in piedi fino all’ultimo se ci riesco.

Certo dover dare 750 milioni di euro al suo principale concorrente e avversario politico non è una cosa facile da accettare…

Ma non è solo il danno che fanno a me! E’ un danno all’Italia. Ma lo sa che quando parlo con i miei amici americani, politici o imprenditori, mica mi chiedono delle veline e delle feste, no, mi chiedono come sia possibile che una sentenza del genere arrivi dopo 20 anni. Mi chiedono come è possibile fare affari, fare impresa in un paese dove i tribunali ti danno torto o ragione dopo 20 anni. E comunque lo ripeto: quel lodo fu in realtà un’estorsione ai mie danni, impostami da Craxi e Andreotti. In realtà quella sentenza è solo un altro capitolo dell’accanimento contro di me, in spregio alle conseguenze sull’immagine del paese che ne derivano. Se mi nuoce, tutto è giustificato!

Come nei casi Noemi- D’Addario?

Ma quale caso, quali casi? Non c’è nessun caso. Che cosa è uscito contro di me in mesi di indagini giornalistiche ossessive sulla mia vita privata? Niente. Volevano farmi passare per un pedofilo, per un cocainomane, nel migliore dei casi, per un puttaniere. Ma non è uscito nulla di vero, perché non c’è nulla. Solo la più grande persecuzione personale a cui un premier in carica sia mai stato sottoposto nel mondo occidentale. Dopo anni di tentativi falliti sul piano professionale e politico hanno tentato di distruggermi con la mia vita privata e stavano quasi per riuscirci.

Sua moglie forse pensa che ci siano riusciti…

Di questo vorrei parlare il meno possibile, anche perché sarei costretto a parlare anche di chi mi difende e di come lo fa. E’ una vicenda dolorosa che mette la mia famiglia e i suoi legittimi interessi alla berlina, anticipa i tempi naturali di una normale suddivisione ereditaria e trasferisce le normali dinamiche familiari in tribunale. Fino all’ultimo ho sperato che non andasse a finire così. E’ la storia che mi angustia di più, tocca gli affetti più profondi e trasforma anche la famiglia in un campo di battaglia.
Voglio solo aggiungere che anche in questo caso sono trattato con immensa disparità dai giornali di sinistra. Mia moglie è stata portata in trionfo dalla sinistra per aver chiesto il divorzio, è stata presa come esempio di una donna che non rinuncia alla sua dignità e che si batte per i suoi figli. Altro caso, altra moglie e davanti a un caso flagrante e imbarazzante di tradimento: le lodi dei giornali hanno cambiato tenore: ecco allora il coraggio di restare accanto al marito, la dignità di salvaguardare l’unità della famiglia, quasi l’eroismo nell’ accettare gli errori del coniuge… ancora una volta chi fa male a Berlusconi per la sinistra ha sempre ragione. E non si fanno scrupoli neppure ad usare mia moglie e i miei figli contro di me.

Presidente le attribuiscono una sindrome da assedio, come pensa di uscirne: una fuga o una sortita come le elezioni anticipate?

Guardi, in una situazione in cui ognuno gioca due o tre diverse partite su due o tre tavoli diversi io mi posso almeno vantare di avere una posizione chiara, trasparente, forse l’unica nel trasformistico scenario politico attuale: voglio governare questo paese fino alla fine della legislatura come mi è stato chiesto dalla maggioranza degli italiani. Tutto il resto deve venire dopo, processi compresi e io per allora sarò pronto ad affrontarli. Detto questo, in un paese normale – come direbbe D’Alema – se non ci sono le condizioni per governare si torna alle urne e non è detto che sia traumatico. In Italia invece le fumisterie di un sistema politico d’altri tempi fanno sì che questa possibilità sia fuori dalla portata del premier. Se si sceglie quella strada si aprono scenari imprevedibili, aleatori, fuori controllo: una vera assurdità. Le elezioni anticipate invece di essere una risorsa seppure estrema per la governabilità, diventano una trappola dall’esito imponderabile.

Forse non è solo colpa delle fumisterie ma anche dei suoi alleati che quelle elezioni non le vogliono. Fini dice che sarebbero il fallimento del Pdl…

C’è anche questo. Fini ovviamente non le vuole. Le elezioni anticipate lo pongono davanti a una scelta che non vorrebbe fare ora: o con me o contro di me. In più sa che con questa legge le candidature sono nelle mani del partito, cioè mie. E per questo allude al fallimento del partito. Bossi è un’altra storia. Con lui bisogna fissare un prezzo e pagarlo sull’unghia ma non tradisce i patti. Certo ora la situazione nella Lega è un po’ più complessa, perché anche lì si pensa al “dopo” e con Bossi non è più così facile parlare…

Ma alle elezioni anticipate come ci si arriva: col voto di fiducia sul ddl del processo breve e il governo che va sotto?

Adesso vuole sapere troppo. Mi venga a trovare tra qualche mese e ne riparliamo.

A trovare? Dove? A palazzo Chigi o alle Bahamas?

Glielo farò sapere per tempo.

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Libertà Azzurra (LA) è un blog per discutere problematiche quotidiane e poterle rappresentare al mondo politico. E' la prima iniziativa di una lunga serie che porterà alla costituzione di un libero comitato di protesta permanente.

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