Libertà di stampa

Che la sinistra sia dotata di una bella faccia tosta è a tutti evidente. Che ad ogni critica ai suoi velenosi attacchi reagisca con stizza, è comprensibile. Che sia anche capace di modificare a modo suo il codice penale, non ci meraviglia ma ci sgomenta. Il problema che si pone è questo: quando la libertà di stampa degenera in diffamazione e persecuzione personale chi stabilisce il limite tra attacco ad personam e attacco politico?
Se la responsabilità, nel nostro ordinamento giuridico, è di natura personale, quale norma di diritto positivo consente di valutarne gli effetti anche sul piano politico?
Andiamo ai fatti : dopo una lunga campagna di diffamazione di “ Repubblica”, l’ “Espresso”, l’ “Avvenire” e molti altri giornali di sinistra, fallito ogni tentativo di aggressione sul piano politico grazie al consenso generale sulla sua capacità di governo, l’opposizione si è scagliata contro Berlusconi-persona. Sorge, allora, per quest’ultimo il diritto di difesa attraverso la forma della querela di parte prevista a tutela della dignità e del prestigio della persona stessa? Certamente si.
Non possiamo, infatti, non rilevare come gli attacchi diffamatori della stampa di sinistra sono diretti in primis alla persona di Berlusconi, mettendo anche zizzania nella sua famiglia fino a dissolverla. Che poi questi attacchi abbiano il fine politico di far cadere un governo democraticamente eletto costituisce semmai un’aggravante del dolo specifico, giuridicamente rilevabile, ma non attiene al diritto di querela in sé.
Non solo legittima, quindi, ma sacrosanta la decisione di Berlusconi, in quanto persona fisica dotata del diritto di agire , di sporgere querela ai sensi dell’art.120 c.p., al quotidiano “La Repubblica” per “diffamazione a mezzo stampa”, la cui previsione normativa come reato tipico è sancita all’art. 595, comma terzo, del nostro codice penale e severamente punita con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una pesante multa. Un qualsiasi cittadino, che abbia il senso dell’onore, agirebbe così. Quante le querele che circolano nei tribunali?
Si tratta, quindi, di una querela di parte. La politica non c’entra con questa iniziativa di natura strettamente personale. E’ Berlusconi in quanto tale e non il capo del governo che sporge querela.
E, allora, che c’entra invocare la libertà di stampa? Che c’entra gridare all’attentato alla libera espressione del diritto di parola?
Gridando allo scandalo per una presunta violazione della libertà di stampa si va, invece, in direzione di una pericolosa e grave limitazione del diritto alla tutela della propria dignità, il cui valore rientra tra quelli di natura personalissima tutelati dalla costituzione e dalle norme del codice penale.
Non esiste una querela politica ma, semmai, una querela che un politico o un pubblico amministratore può sporgere a difesa di accuse di mala gestio o di abuso o di corruzione o per altri reati connessi alla carica pubblica. Ma questo, in fattispecie, non è, perché le accuse e le perfide domande di “Repubblica” e degli altri quotidiani citati, attengono alla sfera privata di Berlusconi.
Ancora una volta la sinistra offende l’intelligenza degli italiani e confida negli ignoranti il cui voto per democrazia vale quanto quello dei primi. E statene certi che alle programmate sfilate di piazza a tutela della libertà di stampa così “minacciata” da Berlusconi, ci saranno tanti di quei fessi che ci credono. La sinistra che ha creato la scuola della disinformazione sa bene che il sapere fa male al potere.
Non sto qui ad elencare le innumerevoli querele che nel passato più o meno recente i politici di sinistra hanno sporto contro Feltri, Forattini, Libero, ecc., in palese contraddizione con quanto ora asseriscono. Le ha bene elencate Feltri sul Giornale di ieri, 30.08.09. Del reato di diffamazione a mezzo stampa ne rispondono il direttore del quotidiano o il suo vice e anche l’editore e persino lo stampatore (art. 596bis c.p.), i quali possono difendersi, secondo una vecchia sentenza del 1971 della Cassazione, solo se provano che quanto hanno detto e ripetuto corrisponde a verità (cd. exceptio veritatis)
E qui voglio vedere come la sinistra se la possa cavare dimostrando che Berlusconi è effettivamente andato a letto con la Noemi; che le feste non erano tali ma festini con orge incorporate; che le allegre signorine mandatigli apposta col registratore in tasca le aveva invitate lui a fine di libidine…e così via. Non sto nella pelle in attesa.
Peraltro, poiché le accuse sono ad personam, quale reato di tipo politico, come sopra esemplificati, possono ravvisarsi in una, data e non concessa, condotta libertina?
Per questo la sinistra è ricorsa all’aiuto della chiesa : il fine era quello di trasportare un (presunto) fatto privato nell’ambito di una condanna morale pregiudizievole, nell’opinione pubblica sotto l’aspetto politico. Opzione, come si sa, del tutto fallita anche in seno ai cattolici, con il risultato di una grande figuraccia del Vaticano.
Appurato che la querela di Berlusconi è un atto di tutela individuale di natura personale (né, per legge, potrebbe essere diversamente data la natura soggettiva e di parte della querela), se fossi stato al posto di Niccolò Ghedini, avrei aggiunto nella querela anche lo “Stalking”.
Lo stalking è considerato reato in diversi paesi del mondo. Le norme anti-stalking sono volte a tutelare le vittime di tutti quegli atti persecutori che, per la loro caratteristica di ripetitività e perdurazione nel tempo, provocano nelle persone colpite stati di ansia e paura per la propria incolumità o le costringono ad alterare significativamente le proprie abitudini di vita.
In Italia le condotte tipiche dello stalking sono punite dal reato di “atti persecutori” (art. 612-bis c.p.). Tale reato è stato introdotto in Italia il 23 aprile 2009 con la conversione in legge del D.L. 23 febbraio 2009, numero 11, promosso dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna. Esso costituisce una sorta di specializzazione della già esistente norma sulla violenza privata: delinea infatti in modo più specifico la condotta tipica del reato e richiede che tale condotta sia reiterata nel tempo e tale da «cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura» alla vittima.
L’unica incognita sarà sia l’atteggiamento del giudice di fronte al dilemma se applicare il codice penale o se emettere una sentenza creativa che tenga conto di quella parte della opinione pubblica che, disinformata dalla sinistra, ritiene che sia veramente in gioco la libertà di stampa, sia che il cas vada in mano a magistratura democratica.
Se la sinistra vuol far credere che una querela di parte possa inficiare la libertà di stampa, lo fa o per ignoranza o per malafede o per tutte e due le cose.E se una querela di parte è in grado di attentare alla libertà di stampa, quante volte i politici di sinistra, con le loro innumerevoli querele, l’hanno messa in pericolo?

 

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Libertà Azzurra (LA) è un blog per discutere problematiche quotidiane e poterle rappresentare al mondo politico. E' la prima iniziativa di una lunga serie che porterà alla costituzione di un libero comitato di protesta permanente.

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